IL CALCARE NEGLI IMPIANTI SANITARI

Il calcare viene definito anche come sali di durezza dell’acqua.
I sali della durezza sono solitamente presenti nell'acqua come solfati, cloruri, nitrati, carbonati o idrogeno carbonati, generalmente solubili, che per riscaldamento o per evaporazione precipitano formando incrostazioni di calcare.

Per durezza dell'acqua si intende un valore che esprime il contenuto totale di ioni di calcio e magnesio, dovuti alla presenza di sali solubili nell'acqua.
Generalmente con questo termine si intende riferirsi alla durezza totale.
La durezza totale è la somma della durezza permanente (la quantità di cationi rimasti in soluzione dopo ebollizione prolungata) e della durezza temporanea (la quantità di idrogeno carbonati e bicarbonati presenti nell'acqua prima dell'ebollizione)

La durezza dell'acqua viene generalmente espressa in gradi francesi °fr o °f (da non confondere con °F, che sono i gradi Fahrenheit), dove un grado rappresenta 10 mg di carbonato di calcio (CaCO3) per litro di acqua (1 °f = 10 mg/l = 10 ppm). 

 


L’alimentazione con acqua dura degli impianti idrico sanitari, comporta una serie di problematiche prestazionali e funzionali.
Il deposito di calcare limita lo scambio termico aumentando il consumo di energia per la produzione di acqua calda sanitaria. Dopo poco tempo si può generare l’occlusione dello scambiatore di calore con conseguenti costi di manutenzione per il ripristino della funzionalità.
Il continuo apporto di acqua dura all’impianto, in alcuni casi porta ad otturare le tubazioni completamente, con la necessità di rifacimento dell’impianto.

Non vanno assolutamente dimenticati altri effetti negativi che il calcare produce a livello domestico. Infatti il calcare genera danni in tutte le apparecchiature domestiche dove l’acqua subisce un processo di riscaldamento. 

Nelle lavatrici, nelle lavastoviglie, nelle macchine da caffè, nel ferro da stiro, ecc., il calcare precipita a seguito dell’aumento di temperatura, creando depositi indesiderati. Questo fenomeno è ulteriormente aggravato nelle lavatrici e nelle lavastoviglie dalla presenza di tensioattivi alcalini che, aumentando il valore di pH dell’acqua, facilitano la formazione di tenaci incrostazioni talvolta in grado di occludere anche le tubazioni di scarico e le fosse settiche.

Il calcare danneggia inevitabilmente le resistenze degli apparecchi ed aumenta i consumi di energia elettrica. Inoltre nelle lavatrici il calcare che si deposita nei cestelli rovina, per sfregamento, i tessuti che rapidamente perdono vivacità nei colori ed infeltriscono.
Nelle lavastoviglie il calcare macchia tutte le stoviglie e le segna, per abrasione, in modo irreversibile.

La reazione che avviene tra il calcare e tutti i detersivi ed i saponi comunemente utilizzati, provoca  un consumo sensibilmente più elevato, con conseguente aumento della concentrazione degli stessi agli scarichi ed un complessivo maggior impatto ambientale.
Il calcare rende la cute secca e fragile, rovinandola per abrasione.

I capelli vengono rivestiti da una patina calcarea che ne impedisce la respirazione e ne ostacola la pettinabilità, riducendo anche la brillantezza dopo ogni lavaggio, rendendo necessario l’utilizzo del balsamo.

Con l’impiego di acqua addolcita prodotta dagli addolcitori a scambio ionico, è possibile porre rimedio a tutte queste interazioni negative. 

 

Il DMiSE 26-06.15 attualmente in vigore (il Decreto Requisiti Minimi per l’efficienza energetica), prescrive sempre un condizionamento chimico dell’acqua e l’addolcimento in caso di durezza superiore ai 15° fr con potenza del generatore di 100 kW ed oltre.

Seguiranno altre pubblicazioni per il corretto trattamento dell’acqua negli impianti sanitari e per la climatizzazione invernale ed estiva.

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